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La UIT lancia un appello al neonato Governo nazionale

grido d’allarme lanciato da Pasquale Genovese

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“Crisi economica, calo dei consumi e governance fiscale obsoleta stanno mettendo in ginocchio il mercato dei tabacchi in Italia”.

È questo il grido d’allarme lanciato da Pasquale Genovese, presidente dell’Unione Italiana Tabaccai (UIT), sigla sindacale che riunisce migliaia di operatori del settore.

 “Una volta si diceva che una tabaccheria fosse una rendita certa, oltre che una pensione assicurata per il suo proprietario.
Oggi la situazione è profondamente mutata: si corrono notevoli rischi, occorre esporsi economicamente nei confronti dello Stato oltre al grande impegno profuso quotidianamente con un conseguente risentimento della qualità della vita”. Continua il presidente Genovese nel suo accorato appello al neonato Governo.

IL Centro Studi della UIT- Unione Italiana Tabaccai da tempo ha condotto uno studio sulle condizioni delle tabaccherie ed ha evidenziato che il sensibile calo dei consumi è dovuto principalmente a fattori come la crisi economica, il ritorno del fenomeno del contrabbando e il boom della sigaretta elettronica. Fenomeni come questi hanno causato un danno importante per i tabaccai, già alle prese con un periodo di crisi dovuto alle campagne sanitarie contro il tabagismo ed all’aumento dei prezzi.

Ma a farla da padrona è la politica fiscale che con i sui costi rappresenta un punto dolente per tutti gli operatori del settore.

“Con il 10% di aggio sulle sigarette e l’8% su Lotto e giochi (le percentuali non mutano da decenni) e spese generali, che negli ultimi quindici anni sono aumentare del 200%, è impossibile mandare avanti un’attività”. Sottolinea Pasquale Genovese.

L’analisi gestionale del Tabacchi evidenzia un ridottissimo spazio di manovra per il titolare che, a differenza di altri commercianti, non può fare fronte alla crisi studiando sconti e offerte o aumentando il prezzo della merce.

“Vendiamo prodotti di Stato – sostiene ancora Genovese – e non possiamo contrastare la riduzione dei guadagni con l’aumento dei prezzi: le tariffe le stabilisce lo Stato. Ad oggi, la redditività media di una tabaccheria italiana si aggira intorno ai 30mila euro lordi all’anno, che diventano 20mila se si sottraggono i costi di esercizio e le tasse: un bilancio difficile da sostenere per un’attività che richiede impegno quotidiano ed espone a rischi d’impresa elevati”.

L’attuale crisi dei tabaccai, è evidenziato nello studio della UIT, è dunque l’effetto di una sfavorevole congiuntura politico/economica che colpisce il settore dei tabaccai che con abnegazione apportano ogni anno ben 14 milioni di euro al bilancio statale grazie alla loro rete di 60 mila tabaccherie distribuite sul territorio nazionale con una capillarità superiore ai 30mila sportelli bancari ai 13 mila uffici postali e che, inoltre, svolgono, soprattutto nei piccoli centri, una funzione sociale di aggregazione, diventando veri e propri punti d’incontro per fumatori e non fumatori.

Data la complessità della situazione l’auspicio della UIT è quello di un intervento di natura politica capace di ammodernare il regime fiscale oggi in vigore ed offrire risposte ai numerosi interrogativi, finora rimasti inevasi, degli operatori del settore. Se il trend attuale del mercato del tabacco dovesse confermarsi nei prossimi anni, le ricadute occupazionali sarebbero devastanti con circa 20.000 posti di lavoro messi a serio rischio.

“Alla luce dei dati emersi – conclude il presidente Pasquale Genovese – auspichiamo che il nuovo Governo non resti indifferente all’emorragia, ogni giorno più preoccupante, di posti di lavoro e di entrate erariali e ascolti le nostre richieste di cambiamento, per il bene dello Stato e delle migliaia di uomini, donne e famiglie impiegate nel settore”.

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