• martedì 25 Giugno 2024 4:57

TEREA: non è solo una questione di adesivo

Una nuova querelle nel mondo dei Rivenditori sta animando le giornate con note di perplessità, di disgusto, di ammissioni di incapacità e di segnali di contrarietà: l’applicazione in proprio di etichette adesive sui pacchetti delle Terea, prodotti dalla Philip Morris per tutto il mondo nello stabilimento di Crespellano a Bologna.

L’operazione richiesta esclusivamente dalla multinazionale che fornirà gli adesivi è un vero e prioprio escamotage che l’azienda ha trovato per adempiere a quanto stabilito dal Ministero della Salute, a seguito dell’avviso emesso il 21 dicembre 2023, in merito al rischio derivante dalla presenza di lamina metallica negli stick di tabacco TEREA e delle analisi svolte dall’Istituto Superiore di Sanità. L’organo di Governo il 14 marzo 2024 ha emanato un decreto direttoriale, con il quale sono state richieste al produttore alcune modifiche al confezionamento del prodotto, al fine di evitare ulteriori casi di ingestione accidentale.

Nel decreto è ben evidenziato che sul pacchetto del prodotto va inserito l’avviso: “ATTENZIONE. Non ingerire o smontare. Questo prodotto contiene parti metalliche taglienti che possono causare gravi lesioni se ingerite. Tenere fuori dalla portata dei bambini”, scritto in colore nero su sfondo bianco ed esteso su una superficie pari almeno al 19% del lato posteriore del pacchetto.

Nel frattempo, in attesa delle modifiche sul pacchetto il Ministero ha richiesto l’inserimento sull’espositore del messaggio “ATTENZIONE. Questo prodotto contiene parti metalliche taglienti che possono causare gravi lesioni se ingerite. Non ingerire o smontare. Tenere fuori dalla portata dei bambini”, in colore nero su sfondo bianco.

Considerato la disponibilità comunicata al Ministero dalla Philip Morris ad intraprendere proprie iniziative di comunicazione volte a sensibilizzare consumatori e rivenditori sui rischi emersi dalla vendita del prodotto e che la medesima Società ha evidenziato che i tempi di adeguamento del ciclo produttivo sono pari a 3 mesi dalla data del Decreto Direttoriale, il Ministero ha consentito che i prodotti del tabacco TEREA SMARTCORE STICKS privi delle modifiche grafiche possono essere venduti fino al sessantesimo giorno dalla data di notifica provvedimento stesso e, quindi, fino al 14 maggio 2024.

La multinazionale nel suo piano economico ha ben pensato di “aggirare” l’ostacolo del ritiro del prodotto venduto e di quello in giacenza a cui apportare le prescritte modifiche grafiche investendo del problema i Rivenditori e fornendo loro, come se facessero parte della sua catena di confezionamento, degli adesivi da apporre sui pacchetti facendoli, cosi, diventare a norma.

Questa decisione aziendale è frutto della capacità imprenditoriale dell’Azienda che ha operato sulla incertezza dominante della Categoria dei Rivenditori ai quali prima è stata propinata una appetitosa ed economicamente conveniente scorta del prodotto esistente nei magazzini e poi ha utilizzato la stessa capacità convincitiva utilizzando il Tabaccaio come mano d’opera a costo zero.

E’ facilmente immaginabile il costo aziendale per il ritiro, lo spacchettamento ed il riconfezionamento del prodotto, così come è facilmente immaginabile l’utile derivante dalla vendita del prodotto non più commercializzato ed offerto con premialità.

Quindi se da un lato oggi la multinazionale appare come la “sfruttatrice dei lavoratori” dall’altro sembra venire incontro all’economia delle Rivendite consentendo il recupero economico dell’investimento proposto ed accettato delle scorte.

Questo è estremamente valido in un libero mercato!

Ma qui si parla di prodotti sottoposti a regime di monopolio dove il prezzo di acquisto e di vendita sono stabiliti a monte, e, dove, e non ci stancheremo mai di denunciare, il guadagno per il Tabaccaio titolare della Concessione è ridotto al lumicino.

Se volessimo considerare il costo/uomo per l’applicazione dell’adesivo tale guadagno derivato dalla vendita del prodotto incriminato si riduce quasi a scomparire.

Noi della UIT riteniamo che in un Paese coeso, dove la rappresentanza di categoria svolga la propria azione scevra da condizionamenti ed interessi, la Philip Morris si sarebbe dovuta trovare difronte ad netto rifiuto di adesione alla proposta fatta.

Ma questo non è: stiamo assistendo all’ennesima minaccia, fatta da chi non dovrebbe, con lo spauracchio del controllo e della sanzione al rivenditore.

Non c’è alcuna traccia di tale pericolo in quanto gli obblighi previsti dal Decreto Direttoriale sono solo ed esclusivamente a carico del Produttore così come previsto dagli articoli 1 e 2 del Decreto. I controlli a campione, previsti dall’articolo 3, sono a cura del Comando Carabinieri per la Tutela della Salute per verificare il rispetto delle disposizioni degli articoli 1 e 2.

L’alternativa dell’esposizione dell’Avviso ai Clienti per la vendita sino al 14 maggio 2024 sarebbe dovuto pervenire direttamente dal Produttore. Ma sembra che quest’ultimo sia stato egregiamente sostituito.

Ancora una volta dobbiamo assistere a difese della controparte a totale discapito della parte rappresentata.

Film già visto per altra recente operazione a scapito del Rivenditore.

Ma riteniamo che sia giunto il momento di prendere decisioni unanime e restituire al mittente imposizioni e lacciuoli.

Non è più pensabile che il Tabaccaio oltre ad essere un “dipendente dello Stato senza stipendio” lo si faccia diventare anche un “operaio del produttore” senza compenso e con danno economico.

Le sbandierate premialità funzionano al Luna Park.

E’ giunto il momento che le Organizzazioni Sindacali si riapproprino del loro ruolo di corpi intermedi rappresentando e ponendosi in posizione “intermedia” tra privato e pubblico.

Noi cerchiamo di farlo.

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