• giovedì 22 Gennaio 2026 15:39

A rischio 100 mila posti di lavoro della Filiera Tabacco nell’orientamento antifumo di Bruxelles

In programma a Ginevra dal 17 al 22 novembre la Conferenza dell’Oms sul controllo del tabacco verrà chiesto un cambio di paradigma: integrare le alternative al fumo tradizionale per proteggere la salute pubblica.

In vista della COP11 – la Conferenza delle Parti della Convenzione quadro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per il controllo del tabacco – il dibattito internazionale si arricchisce di nuove evidenze e riflessioni. Al centro della discussione, non solo il contrasto al fumo tradizionale, ma anche l’opportunità di includere strumenti di riduzione del rischio come le sigarette elettroniche e i dispositivi a tabacco riscaldato. Un approccio che, secondo numerosi esperti, potrebbe rappresentare una svolta concreta nella lotta al tabagismo.

Nei documenti preparatori della COP 11 – Conferenza delle Parti sul Controllo del Tabacco -sono evidenziate molte ipotesi di intervento che nel tentativo di regolamentare il settore appaiono drasticamente assurde e incomprensibili economicamente parlando.

Prevedere ed indicare limiti alle quote di produzione e vendita, incluse quelle destinate all’export, regimi sanzionatori ad hoc, la fissazione di tetti massimi ai prezzi e di quote prestabilite per gli operatori ed  il divieto di utilizzo del filtro, la vera leva della proposta inserita nella limitazione all’inquinamento da plastiche, che di fatto rappresenterebbe lo stop totale agli attuali prodotti sul mercato. A queste si aggiungono proposte come la drastica riduzione dei rivenditori autorizzati secondo criteri non meglio definiti, restrizioni alle vendite basate sulla data di nascita – già sperimentata con esiti fallimentari in Nuova Zelanda – e persino l’ipotesi di un sistema statale di vendita pianificata.

Pur nel pieno rispetto della salute pubblica questa ipotesi emergente dai lavori della COP11 suona come una vera e proria punizione per la filiera del tabacco e, in particolare per il nostro Paese, una non considerazione della realtà economica, agricola ed industriale” – commenta a caldo il presidente della UIT , Pasquale Genovese.

La filiera in Italia vale circa 23 miliardi di euro di fatturato legale e garantisce allo Stato 15,2 miliardi di gettito fiscale ogni anno. Solo nella produzione agricola sono coinvolti 40mila tabacchicoltori; i rivenditori autorizzati sono oltre 50 mila; e altri 10mila lavoratori operano nella filiera dei prodotti di nuova generazione” sottolinea Genovese lanciando un precisa accusa: “Bruxelles intende così sacrificare oltre 100mila posti di lavoro in una già precaria situazione economica generale invocando il moralismo sanitario

La convinzione della UIT – Unione Italiana Tabaccai è che non sia la salute pubblica a guidare questa scelta, ma una visione ideologica e punitiva che ignora la realtà economica, agricola e industriale europea utilizzando la Conferenza delle Parti sul Controllo del Tabacco ponendo una lesiva gamba tesa sulla revisione della  Direttiva accise e della Direttiva tabacchi, senza passare dal Parlamento europeo. Così operando Bruxelles non solo mette in pericolo un settore strategico per l’Italia, ma aggira i processi democratici europei, seguendo indicazioni di un organismo internazionale  su questioni che incidono direttamente sull’economia e sull’occupazione degli Stati membri. In particolare in Italia dove il settore tabacchi è rigidamente regolamentato e controllato dalla una rete di rivendite con concessione statale.